Innovazione · settembre 2026
Hami, il solare che produce di notte: molta ingegneria, poca AI
Nel deserto del Gobi, in Cina, un impianto solare da un gigawatt continua a produrre elettricità per otto ore dopo il tramonto, senza una sola batteria al litio.
Si chiama Hami, è nello Xinjiang, e lo ha costruito China Three Gorges: 900 megawatt di pannelli fotovoltaici, 100 megawatt di solare a concentrazione, 260mila specchi che scaldano sale fuso fino a 550 gradi, per un investimento di circa 480 milioni di dollari.
Non parlo di fantascienza, ma di ingegneria vecchia di due secoli, applicata su scala industriale. Quanta AI c'è davvero in un impianto come questo? Me lo sono chiesto anch'io, prima di scriverne.
Quanta AI c'è davvero
Ho controllato due volte, come faccio sempre quando l'espressione intelligenza artificiale compare accanto a un titolo del genere. La risposta è: molto meno di quanto ci si aspetterebbe.
Nei documenti tecnici disponibili su Hami si parla di software di automazione industriale, non di modelli che imparano: sistemi di controllo che inseguono il sole specchio per specchio e regolano la temperatura del sale fuso, con una logica identica a quella di una centrale termica tradizionale, solo con il sole al posto del combustibile.
L'unico precedente più vicino all'intelligenza artificiale riguarda un altro impianto, sempre a Hami ma più piccolo e più vecchio, del 2017: una torre da 50 megawatt, con tecnologia europea (sbp, Masermic, Ingemetal), che usava un algoritmo di visione artificiale per calibrare da sola gli specchi.
Non è l'impianto di cui parla la cronaca di oggi, e questo deve farci riflettere sul fatto che AI non significhi necessariamente «migliore».
Dove l'intelligenza artificiale entra davvero a fare la differenza è nella gestione della rete del nord-ovest cinese, perché le variazioni di sole e vento fanno oscillare la capacità disponibile fino a 50 gigawatt al giorno, quanto l'intera potenza nucleare francese.
Nella gestione complessa si usano modelli previsionali per stimare la produzione dei parchi solari del Gobi con dieci giorni di anticipo, secondo dati ripresi dal South China Morning Post nel 2024.
La lezione
Il merito di Hami, quindi, va all'ingegneria di controllo applicata su scala industriale, non agli algoritmi che imparano, perché la differenza con l'Italia non sta nella tecnologia disponibile, sta nella capacità di metterla a terra in tempi certi.
Il sale fuso lo conosce anche l'ENEA da decenni; diverso è deciderne la costruzione su scala di gigawatt e farla partire.
Saper distinguere ciò che è in grado di fare la «semplice» automazione di controllo, che esiste da mezzo secolo, dall'apprendimento automatico vero e proprio aiuta a non confonderli.
Essere onesti nel ridimensionare le aspettative verso l'AI e riconsiderare quando una tecnologia più matura funzioni meglio aiuta a capire, quando arriva il momento di scegliere, quale sia la migliore alternativa.
«L'ingegneria è l'arte di dirigere le grandi fonti di potenza della natura a beneficio e comodo dell'uomo» (Thomas Tredgold, The Times, Londra, 30 giugno 1828).