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Formazione · settembre 2026

Leggere riorganizza la mente: il potenziatore cognitivo che non si vende in capsule

Leggere non aggiunge soltanto informazioni alla mente, ne riorganizza l'architettura.

Lo sostiene Falk Huettig, ricercatore senior al Max Planck Institute for Psycholinguistics di Nimega, nel volume «The Perks of Being a Bookworm», uscito per Cambridge University Press il 7 maggio 2026.

È una sintesi di decenni di ricerca fra psicologia, linguistica, neuroscienze e didattica, che documenta come l'alfabetizzazione riplasmi memoria, attenzione, elaborazione del linguaggio e ragionamento. (Casualmente, il potenziatore cognitivo meglio documentato è anche l'unico che non si vende in capsule.)

Quanto tempo avete dedicato la settimana scorsa a un testo lungo e difficile, senza notifiche?

I volti e la lettura

Il risultato che ribalta una convinzione diffusa riguarda il riconoscimento dei volti.

Le neuroscienze hanno a lungo ipotizzato che imparare a leggere sottragga spazio corticale alla rete del riconoscimento facciale, perché la lettura è un'invenzione culturale recente e il cervello non possiede un circuito dedicato.

Gli studi del gruppo di Huettig in India, su adulti alfabetizzati e non alfabetizzati, indicano il contrario: chi legge riconosce i volti meglio, perché le reti antiche non vengono erose, ma riaccordate.

Cosa c'entra l'intelligenza artificiale

Il secondo punto interessa chi lavora con l'intelligenza artificiale. Huettig avverte che semplificare i testi per inseguire un vocabolario che si restringe è controproducente, e che affidarsi agli indici di leggibilità, umani o generati dalle macchine, e al correttore automatico per la parola migliore diluisce la ricchezza della scrittura.

La competenza di lettura non finisce quando si decodifica un alfabeto: continua a crescere solo con testi complessi, e pochi raggiungono i livelli alti di lettura critica misurati dalle prove PISA.

Sugli schermi la posizione è meno netta di quanto avessi letto in precedenza. Le meta-analisi rilevano una comprensione inferiore sul digitale, però Huettig attribuisce la differenza all'autoregolazione più che al mezzo, perché davanti alla carta si presume che la lettura sia più impegnativa e quindi si applica più sforzo.

Gli audiolibri espongono il cervello a lessico e sintassi complessa, ma restano un sostituto parziale.

I miei consigli

Trattate la lettura lunga come un investimento professionale e non come tempo libero residuo, scegliendo il testo che oppone resistenza invece di quello che scorre.

Non lasciate che il correttore automatico appiattisca il lessico, perché il registro è un patrimonio e non un dettaglio.

Cerchiamo di resistere alla tentazione di semplificare i materiali oltre la soglia in cui smettono di essere sfidanti.

Sul futuro Huettig è pessimista: paragona la scrittura al vinile, mezzo di massa diventato nicchia, e dichiara di non scommettere sul fatto che le nuove tecnologie compensino le abilità perdute.

«La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli passati» (René Descartes, Discorso sul metodo, 1637).