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Governance · luglio 2026

Due paesi controllano il 90% del calcolo AI: la posta in gioco del panel ONU

Mentre a Ginevra si apre il primo tavolo intergovernativo dell'ONU sull'intelligenza artificiale, un dato del report che lo precede fissa la posta in gioco: due paesi controllano circa il 90% della potenza di calcolo che addestra l'AI più avanzata. Stati Uniti tre quarti, Cina circa il 15%.

Quanto pesa questa concentrazione sul lavoro di chi, in Italia, costruisce servizi e formazione sull'AI senza possedere né i modelli né i data center che li addestrano?

È il report preliminare del primo panel scientifico indipendente dell'ONU sull'AI, uscito il 1° luglio. Riunisce 40 scienziati scelti tra oltre 2.600 candidature da più di 140 paesi. Lo co-presiedono Yoshua Bengio, premio Turing 2018, e Maria Ressa, giornalista e premio Nobel per la pace 2021.

Il mandato di ricerca è scientifico, non regolatorio; i benefici elencati sono già realtà verificabili. L'AI ha previsto la struttura di oltre 200 milioni di proteine, accelerando la ricerca su farmaci e antibiotici. Aiuta a diagnosticare precocemente tumori come quello al seno. Alimenta sistemi di allerta contro l'insicurezza alimentare e amplia l'accesso alla tecnologia per le persone con disabilità.

I rischi corrono alla stessa velocità. Il report cita abusi online e deepfake sessuali, con donne e minori più esposti, disinformazione indistinguibile dal vero, frodi e attacchi informatici, sistemi che rafforzano convinzioni dannose fino ad aggravare crisi di salute mentale, oltre all'impronta ambientale dei data center.

Bengio non addolcisce il messaggio: «Le capacità dell'AI stanno superando sia la comprensione scientifica sia la capacità dei governi di adattarsi». E aggiunge che, con prove crescenti di comportamenti ingannevoli dei modelli, la scienza oggi non può garantire l'assenza di danni gravi.

Il quadro regolatorio purtroppo arranca: nel mondo esistono oltre 40 tra norme e linee guida sull'AI, ma restano frammentate e quasi mai testate sul campo. Molte valutazioni di sicurezza le conducono le stesse aziende che sviluppano i sistemi.

I miei consigli

Trattate la governance come parte del prodotto e non come un adempimento da sbrigare a valle, pretendendo da fornitori e clienti prove indipendenti di sicurezza al posto delle autocertificazioni.

Conviene mappare per iscritto le dipendenze tecnologiche, perché sapere dove calcolo e dati restano concentrati orienta scelte contrattuali più solide. E vale la pena investire subito in competenze interne, dato che chi non può ispezionare o adattare la tecnologia finisce per subirla.

Il report confluisce nel Global Dialogue on AI Governance, a Ginevra il 6 e 7 luglio; la versione completa è attesa nel 2027. Il panel lo riassume così: l'AI non è né buona né cattiva in sé, e il suo impatto dipende dalle scelte che governi, imprese e società compiono oggi.

«La tecnologia non è né buona né cattiva, e nemmeno neutrale» (Melvin Kranzberg, prima legge della tecnologia, 1986).