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Casi aziendali · ottobre 2026

Chi nuotava nudo: il fallimento di Character.AI e il rischio fornitore

Character.AI, la piattaforma di chatbot che nel 2023 valeva un miliardo di dollari, ha chiesto il 12 ottobre la protezione del Chapter 11, la procedura americana che la ripara dai creditori mentre il giudice ne sorveglia la vendita.

Il ricorso, depositato al tribunale fallimentare del Delaware, stima attività e passività tra 50 e 100 milioni di dollari.

Il primo offerente è The Walt Disney Company, con 20 milioni per una licenza non esclusiva su parte della proprietà intellettuale, la stessa Disney che nel 2025 le aveva intimato di togliere Elsa e Darth Vader dai suoi personaggi.

Quanti dei fornitori di intelligenza artificiale che usate oggi reggerebbero, se il loro finanziatore principale si ritirasse domani?

La parabola

La parabola comincia nell'agosto 2024, quando Google pagò circa 2,7 miliardi di dollari, secondo il Wall Street Journal, per una licenza sulla tecnologia dell'azienda e per riprendersi i due fondatori, Noam Shazeer e Daniel De Freitas.

Con loro rientrò parte dei ricercatori, e Character.AI, rimasta indipendente, rinunciò ad addestrare modelli propri per concentrarsi sull'app.

Nel frattempo si accumulavano le cause. Nel 2026 la società ha chiuso con un accordo cinque contenziosi intentati da famiglie che collegano i chatbot al suicidio di adolescenti, mentre Kentucky e Pennsylvania l'hanno citata in giudizio.

A settembre l'amministratore delegato Karandeep Anand è passato a Disney come direttore tecnologico, portando con sé alcuni tecnici. Il successore, Colin Adams, motiva la scelta con pressioni legali, regolatorie e operative.

La mia lettura è che il valore se ne fosse andato prima del fallimento, perché talenti e tecnologia avevano già cambiato casa, mentre il rischio legale era rimasto in azienda.

Il caso ricorda quello di Builder.ai, la startup londinese sostenuta da Microsoft e valutata 1,5 miliardi, fallita nel 2025 dopo che una revisione interna aveva ridotto i ricavi a circa un quarto delle stime.

Le cause sono diverse, la lezione coincide, perché una valutazione miliardaria misura le aspettative degli investitori e dice poco sulla tenuta dell'impresa.

Per un'azienda italiana che acquista servizi AI da una startup, la fragilità del fornitore diventa un rischio proprio, poiché dati, processi e abitudini del personale restano legati a chi può cambiare padrone in un trimestre.

I miei consigli

I miei consigli sono di chiedere al fornitore se il modello che usa è suo o preso in licenza, di pretendere nel contratto l'esportazione dei dati in formati aperti e un preavviso in caso di cessione, di verificarne ogni anno conti e cause pendenti, e di preparare un'alternativa prima di averne bisogno.

Character.AI resta online e conta di concludere la vendita tra fine novembre e inizio dicembre. Se nessun acquirente vorrà gestirla, la piattaforma verrà chiusa.

«Dopotutto, si scopre chi nuotava nudo solo quando la marea si ritira» (Warren Buffett, lettera agli azionisti di Berkshire Hathaway, 2001).