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AI · ottobre 2026

Muse, Amazon e l'agente che compra al posto nostro

Meta ha lanciato Muse, un agente di intelligenza artificiale che compra, prenota e iscrive i figli ai corsi sportivi al posto nostro, e in pochi giorni è diventata l'app più scaricata negli Stati Uniti.

Amazon, che nel 2025 ha incassato oltre 68 miliardi di dollari di pubblicità, le ha chiuso l'accesso al proprio negozio, così l'agente non le guarderà le inserzioni.

Il Post ricostruisce il dibattito che ne è nato, e la tesi più tagliente è dell'analista Ben Thompson, secondo cui le persone non vogliono essere produttive, vogliono essere intrattenute.

Una domanda sorge spontanea: quale attività della vostra giornata non delegareste mai a un agente, nemmeno se la svolgesse meglio di voi?

Tre direzioni

Gli agenti si muovono oggi lungo tre direzioni diverse che conviene tenere distinte.

La prima è l'intrattenimento, perché è lì che Meta sa fare il suo mestiere, e Thompson le rimprovera da mesi di voler vendere produttività a chi cerca svago. Lo stesso Zuckerberg, in agosto, ha raccontato che il suo agente pianifica le ricette da preparare con la figlia nel fine settimana. The Verge gli ha risposto che il senso di un hobby sta nel farlo.

La seconda direzione riguarda il worker, il modello che sta sotto l'agente, che tende a diventare una merce indifferenziata, come il grano o il petrolio.

Thompson osserva che il modello di Muse non è il più avanzato sul mercato, eppure basta a far funzionare un prodotto convincente, e così il valore si sposta su chi possiede il rapporto con il cliente. Amazon lo ha capito subito, perché un agente che confronta i prezzi su tutto il web la ridurrebbe a uno scaffale tra molti.

La terza direzione è l'utilità nel lavoro, dove i conti sono meno trionfali delle promesse.

Nel rapporto pubblicato il 10 settembre da Korn Ferry su oltre 16.000 professionisti di 11 paesi, il 63 per cento riconosce all'IA un guadagno di efficienza, mentre il 52 per cento afferma che gli strumenti di AI hanno aumentato i compiti richiesti dal proprio ruolo.

Casey Newton paragona Muse a uno stagista da istruire e correggere, che produce liste di cose da fare capaci di generarne altre. Il Post aggiunge un'osservazione che vale per ogni azienda, poiché nella vita reale l'attrito raramente sparisce e più spesso viene nascosto o spostato su qualcun altro.

I miei consigli

I miei consigli sono di separare, prima di introdurre un agente, le incombenze dai compiti in cui risiedono la competenza o il piacere delle persone, perché automatizzare questi ultimi genera resistenza e non efficienza.

Conviene poi misurare il carico di lavoro reale prima e dopo l'adozione, anziché le ore risparmiate promesse dal fornitore, e stabilire chi controlla l'operato dell'agente, dato che uno stagista senza tutor moltiplica il lavoro invece di ridurlo.

«Non tutto ciò che può essere contato conta, e non tutto ciò che conta può essere contato» (William Bruce Cameron, Informal Sociology, 1963).