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Formazione · ottobre 2026

Il MIT e l'IA: a dover cambiare è l'università, non il software

La Massachusetts Institute of Technology, l'università dove l'intelligenza artificiale è nata come disciplina, mette per iscritto che l'IA risolve già quasi ogni compito a casa dei suoi corsi di laurea e che a dover cambiare è l'università, non il software.

Lo dice il rapporto del comitato ad hoc su IA, didattica e ricerca, datato 13 agosto 2026 e firmato da Eric Klopfer e Sam Madden dopo cinque mesi di lavoro con docenti di ogni scuola, bibliotecari e studenti.

Il comitato doveva scrivere una politica d'uso. Ha consegnato una chiamata alle armi (e dichiara che nessuna riga del testo è stata scritta dall'IA, usata solo per segnalare le ripetizioni nelle bozze).

Quanti dei vostri docenti o formatori hanno già messo nero su bianco perché, in quel corso, l'IA è vietata, ammessa o obbligatoria?

I numeri del campus

I numeri vengono dal campus: nell'indagine sulla qualità della vita (primavera 2026, circa 8.200 rispondenti) il 60 per cento si sente più efficiente con l'IA, e però solo il 23 per cento è ottimista e il 39 per cento la giudica inaffidabile contro il 21 che la giudica affidabile.

Fra gli studenti del primo ciclo chi si sente più sostituibile (40 per cento) supera chi si sente più capace (34). Nel sondaggio del giornale studentesco The Tech (autunno 2025) il 90 per cento teme la propria dipendenza dagli strumenti e solo il 25 per cento ritiene che il MIT lo prepari a usarli sul lavoro.

Le raccomandazioni

Le raccomandazioni del MIT sono di non affidarsi ai rilevatori di testo generato, perché sbagliano, colpiscono anche chi scrive in una seconda lingua e innescano una corsa agli armamenti con i programmi che rendono il testo più umano, ma lo diluiscono. Nessuna regola unica, perché un seminario di poesia e un laboratorio di architettura hanno rapporti diversi con la macchina.

Al suo posto, un menù di quattro politiche a semaforo che ogni corso adotta e motiva nel programma, legando la scelta a ciò che lo studente deve imparare. Più esami orali e portafogli di progetti, una componente sociale in presenza in ogni materia, trasparenza dei docenti sul proprio uso dell'IA, perché gli studenti notano il doppio standard.

Il comitato chiede di non sostituire i ricercatori alle prime armi con agenti IA, perché la ricerca è anche apprendistato e l'inefficienza di chi impara è una caratteristica, non un difetto. Censisce, tra l'altro, il divario fra chi paga 200 dollari al mese per i modelli migliori e chi ha i 30 dollari di credito che l'ateneo garantisce a tutti.

Il principio che tiene insieme il documento è quello di Acemoglu, Autor e Johnson sull'IA a favore del lavoratore: aumentare, non automatizzare.

Il MIT non ha «risolto» il problema, ma lo ha descritto con i numeri e ha ammesso, nelle prime righe, che le correzioni di rotta saranno inevitabili.

«Il mondo del futuro sarà una lotta sempre più esigente contro i limiti della nostra intelligenza, non una comoda amaca in cui sdraiarci per farci servire dai nostri schiavi robot» (Norbert Wiener, God & Golem, Inc., 1964).